CHI SIAMO
Materia è un progetto promosso da Confezioni Grazia e nato nel 2020 sotto la direzione artistica di Mattia Varini. Materia invita artisti contemporanei, designer, curatori e teorici della moda e dell’arte all’interno dell’azienda con l’obiettivo di costruire un dialogo partecipato tra diverse professionalità della cultura e, allo stesso tempo, nuove relazioni tra gli spazi di lavoro e le persone che li abitano.
Confezioni Grazia è una realtà sartoriale a gestione familiare fondata nel 1976 da Giulia Pilotti e Orsola Bonini a Castenedolo (Brescia), oggi gestita da Elena, la figlia di Giulia. L’azienda è composta da quattro settori (modelleria, prototipia e campionario, taglio, catena di produzione e controllo qualità del prodotto finito) e collabora con brand di fama mondiale, oltre che con diversi stilisti aperti a contaminazioni con il mondo dell’arte contemporanea.
Partendo da alcune conversazioni con Giulia Pilotti, Mattia Varini ha deciso di dare vita a un progetto artistico che possa offrire spunti di riflessione anche sui valori del lavoro artigianale e dell’autenticità del saper fare che attraversano, come un filo rosso, la storia di Confezioni Grazia, un’espressione aziendale squisitamente femminile. Forte di una memoria familiare dalla quale affiora soprattutto l’importanza dell’imparare un mestiere con passione e trasmetterlo, Materia non può prescindere dal contesto in cui nasce.
MATERIA
…le persone possono apprendere informazioni su di sé attraverso le cose che fabbricano (…) la cultura materiale è importante…
Richard Sennett
Riabilitare l’essenza materica delle cose e riconnettersi con essa: è questo il messaggio che il progetto Materia intende comunicare, riprendendo quanto affermato dal sociologo statunitense Richard Sennett nel prologo del suo saggio L’uomo artigiano (The Craftsman, 2008), nel quale vengono esaminate le profonde contraddizioni che accompagnano ciò che viene tendenzialmente considerato progresso, invitandoci a recuperare un contatto diretto con la realtà fisica di ciò che ci circonda. Questa rivalutazione del materico riallaccia un filo di quanto affermato a suo tempo da un altro importante studioso americano, il filosofo e pedagogista John Dewey, in Arte come esperienza (1934), quando egli constata che materia è diventato (…) un termine spregiativo, qualcosa da giustificare o di cui scusarsi2.
Allo stato attuale il mondo dell’arte e della cultura non è esente da simili difficoltà e da conseguenti istanze di superamento, ragione per cui il nostro obiettivo è quello di contribuire al dibattito con nuovi percorsi scegliendo come base operativa un contesto fortemente legato all’artigianalità, quale è un’azienda sartoriale. Sempre nell’Uomo artigiano, infatti, Sennett scrive che il tattile, il relazionale e l’incompleto fanno parte dell’esperienza fisica che si vive nell’atto manuale di disegnare e in seguito precisa che il difficile e l’incompleto dovrebbero essere eventi positivi della nostra attività intellettiva3: valorizzare la materia, indagarne gli aspetti marginali, irrisolti, nonché sovvertire gli stereotipi ad essa associata, sono le azioni che reputiamo necessarie per realizzare il nostro intento e tracciare possibilità alternative.
I NOSTRI VALORI
Dove sono nata e come ho vissuto è irrilevante. È quello che ho fatto dei luoghi e dei modi in cui sono vissuta che dovrebbe suscitare interesse.
Georgia O’Keeffe
Queste parole della grande pittrice statunitense Georgia O’Keeffe (1887-1986) ci permettono di introdurre uno dei nostri principali valori: l’arte promossa da Materia non può prescindere dallo spazio dal quale il progetto trae la propria origine, il cui perimetro viene richiamato sin dal nostro logo.
Il progetto Materia nasce infatti all’interno dell’azienda sartoriale bresciana Confezioni Grazia, la cui storia è connessa in modo indissolubile a due elementi fondamentali: da un lato, l’artigianalità e i valori di cui essa è portatrice, specialmente nella nostra epoca; dall’altro, non meno rilevante, troviamo il legame vincente tra la dimensione tessile e quella femminile. Infatti, il percorso di Confezioni Grazia inizia grazie all’intraprendenza di due donne artigiane negli anni Settanta e, ancora oggi, la netta maggioranza delle sue forze operative è costituita da donne.
È necessario ora inserire la vicenda di Confezioni Grazia in un contesto più ampio per poter comprendere la rilevanza di questi fattori. Volendo fare ancora una volta riferimento a Sennett, egli individua la prima, decisiva rimessa in discussione del ruolo dell’artigiano e delle sue specifiche competenze nel mondo occidentale in un’epoca molto più antica di quanto si potrebbe pensare, più precisamente durante il passaggio tra la Grecia arcaica e la Grecia classica5. Nonostante i tessitori nell’antichità siano per la maggior parte donne, l’avvento dell’età classica e il progresso tecnico che l’accompagna conduce alla contrapposizione tra l’ingegno maschile e le qualità femminili, sempre più confinate alla riproduzione ed alla vita domestica: da allora in avanti, l’artigiano è la figura declinata al maschile per definizione6. Risulta quindi evidente come le sorti dell’artigianalità, in particolare della produzione tessile, e quelle della condizione femminile siano state a lungo tra loro connesse in modo problematico. La tendenza a relegare la vita delle donne ad una dimensione più ristretta si intensifica dunque nel momento in cui vengono indirizzate sempre con maggior frequenza verso attività come il cucito e il ricamo, purché vengano praticate preferibilmente nel privato e nell’osservanza di specifiche norme sociali: questo processo, intensificatosi nel Medioevo7, diviene ancora più evidente nel corso dell’Ottocento, come puntualmente analizzato dalla storica dell’arte e psicoterapeuta inglese Roszika Parker nel suo noto saggio The Subversive Stitch. Embroidery and the Making of the Feminine (1984)8. Ancora durante il Novecento, nonostante i profondi cambiamenti sociali in atto anche qui in Italia, è frequente non solo che le donne operino nell’ambito tessile, ma che svolgano il proprio mestiere lavorando in casa o comunque in realtà produttive di dimensioni piuttosto piccole. La nascita di Confezioni Grazia, avvenuta nel 1976, ci mostra così il fatidico passaggio da una dimensione di lavoro perlopiù domestico e, per questa ragione, di minore portata economica, ad un tipo di imprenditorialità strutturata che ha la possibilità di espandersi nel tempo. Sempre durante gli anni Settanta, non a caso, molte artiste utilizzano il medium tessile e tecniche come quella del ricamo per stravolgere gli stereotipi ad essi associati e riflettere sulla condizione femminile nella società occidentale.
Tuttavia, a distanza di decenni, continua ad esistere un ulteriore stereotipo che intendiamo superare, ovvero la frequente sovrapposizione tra tessile, femminile e decorativo come fattore dispregiativo ancora particolarmente radicato nella cultura occidentale. Questo stereotipo deriva dalle gerarchie artistiche introdotte in età rinascimentale, le quali pongono la pittura e la scultura al di sopra di tutte le altre forme d’espressione creativa, sminuite come decorative: non è certo un caso che, sempre durante il Rinascimento, inizi a crearsi una profonda distinzione sociale tra la figura professionale dell’artista e quella dell’artigiano9. In verità, come ricorda il filosofo francese Jacques Soulillou, dare spazio al decorativo non equivale a occuparsi di questioni superflue, in quanto il decorativo contiene da sempre un enorme potenziale sovversivo, dando voce per secoli a ciò che è periferico per eccellenza: l’esotico, il primitivo, il femminile e quindi, in un’accezione più ampia, l’altro da sé10. A questo proposito, possiamo anche ricordare quando, nel 1982, la critica d’arte Francesca Alinovi scriveva come, a dispetto delle tendenze dominanti nell’arte e nel design del suo tempo, il decoro fosse comunemente considerato falso e artificiale11, un pericolo che allontana dalla retta via dei più nobili esiti della creatività umana. Oggi uno dei nostri maggiori desideri è quello di dimostrare che operare in un contesto produttivo basato su attività spesso considerate secondarie in modo arbitrario, come l’utilizzo di tessuti di pregio e il ricorso a tecniche di alta sartoria, può portarci a guardare oltre la mera superficie delle cose, riconnettendoci alla dimensione più tangibile e, dunque, materica, delle cose.
Riappropriarsi della dimensione materica delle cose costituisce dunque un gesto rivoluzionario poiché ci impone di riconsiderare tutti gli altri sensi oltre alla vista, il cui ruolo è tuttora predominante nella nostra
percezione della realtà e alimenta la diffusione di stereotipi non solo nel mondo della cultura, ma in ogni parte della società: si tratta di una vera e propria scelta sovversiva che, come affermava il critico e storico dell’arte statunitense Craig Owens, parte dalle istanze femministe12, ma può coinvolgere prospettive molteplici.
I NOSTRI OBIETTIVI
Oggi è importante recuperare i nostri sensi. Dobbiamo imparare a vedere di più, a udire di più, a percepire di più.
Susan Sontag
È questo l’invito che veniva posto dalla nota intellettuale statunitense Susan Sontag nella conclusione di uno dei suoi saggi più conosciuti, Contro l’interpretazione (Against Interpretation, 1964): oggi noi riteniamo che tali parole non abbiano perso la propria attualità e perciò desideriamo ricontestualizzarne il messaggio all’interno degli obiettivi di Materia.
È evidente, infatti, come nell’età contemporanea risulti spesso difficoltoso conoscere il mondo che ci circonda facendo ricorso a tutto il potenziale offerto dai nostri sensi, avendo così l’opportunità di vivere un’esperienza della realtà più sfaccettata e, con ogni probabilità, anche più autentica. Il tatto è indubbiamente uno dei sensi più sottovalutati e non è certo un caso che Sennett metta in evidenza le conseguenze negative della scissione tra la mano e la testa14 anche nella stessa cultura progettuale: infatti, nel momento in cui viene del tutto esclusa la manualità dall’atto creativo, il rischio è quello di non considerare adeguatamente le modalità attraverso cui il prodotto finale potrà essere esperito dai suoi fruitori e i tipi di interazione che potranno nascere tra esso e il contesto in cui andrà ad inserirsi15. L’arte promossa dal nostro progetto non dovrebbe perciò discostarsi eccessivamente dalla forma tangibile dei materiali e degli spazi con i quali essa entra in dialogo, riscoprendo il valore di quel saper fare che contraddistingue la storia imprenditoriale di Confezioni Grazia.
Sontag torna nuovamente su questo punto quando, in un altro saggio di poco successivo a Contro l’interpretazione (Sullo stile, 1965), afferma che lo scopo primario dell’opera d’arte dovrebbe essere quello di riconsegnarci al mondo più ricettivi16 e, dunque, più aperti a considerare il mondo nella sua complessità. L’obiettivo di Materia è quello di contribuire ad una rivalutazione non solo di ciò che è tangibile, ma anche di tutte le altre componenti che caratterizzano il processo artigianale, concentrandosi sui vari passaggi che portano alla realizzazione di un capo prima ancora che sul prodotto finale. Gli artisti coinvolti sono perciò invitati a fare tesoro dei gesti, dei suoni, dei tempi e delle dinamiche che caratterizzano Confezioni Grazia e, così facendo, riscoprirsi più percettivi.
Riteniamo inoltre che l’azienda non è da intendersi soltanto come luogo produttivo, bensì come spazio vitale che accoglie e determina l’esistenza dei propri lavoratori nella quotidianità. Materia nasce quindi con lo scopo di creare un’aperta contaminazione tra i progetti degli artisti coinvolti e lo spazio lavorativo da cui essi traggono origine. Se l’arte vuole riconfermarsi ancora una volta come una forma di coscienza17, allora è necessario evitare di mantenere una netta distinzione tra l’opera e il suo contesto: per questa ragione, incoraggiamo fortemente quei progetti che prevedono il coinvolgimento attivo delle operaie che lavorano all’interno di Confezioni Grazia.
Noi crediamo infatti che per prima cosa l’arte dovrebbe essere uno stato d’incontro18, come afferma il critico d’arte francese Nicolas Bourriaud nella sua opera Estetica relazionale (1999): perciò invitiamo a costruire nuove forme di relazione tra le opere d’arte, l’azienda e tutte le persone che ne attraversano e ne vivono gli spazi.
Infine, Materia punta ad essere un laboratorio secondo la concezione sennettiana del termine19, uno spazio dove la produzione di arte possa avvenire di pari passo con l’elaborazione di idee: un luogo di
incontro per diversi punti di vista, dove i valori dell’artigianalità e dell’interdisciplinarietà possano essere protagonisti.
COSA AVVIENE DENTRO (E FUORI) MATERIA: RISORSE E MODALITÀ DEL PROGETTO
Grazie al sostegno di Confezioni Grazia mettiamo a disposizione materiali, spazi, macchinari facenti parte dell’azienda. Gli artisti hanno così la possibilità di attingere a materiali di scarto della produzione, costituiti da tessuti di pregio (cashmere, lane, sete, cotoni, velluti, pellicce sintetiche), nonché di utilizzare macchinari specifici come adesivatrici e tagli automatici, oltre a programmi di progettazione. Tutto questo si svolge sotto la supervisione di maestranze esperte e in accordo con il nostro team, conoscendo così più da vicino le dinamiche della produzione sartoriale. Inoltre, Confezioni Grazia offre agli artisti Materia uno studio di 100 metri quadri e un alloggio monolocale composto da cucina, bagno e zona notte.
COSA TI CHIEDIAMO:
Come possono uno o più artisti, tramite una specifica ricerca, porre tra loro in relazione i diversi elementi di un’azienda facendo ricorso a modalità che non siano esclusivamente lavorative?
Si possono creare con l’arte delle zone di comunicazione e dei modelli di partecipazione sociale, tenendo conto del processo di lavoro e della presenza attiva della micro-comunità che si andrà a incontrare in azienda?
Prima di iniziare il progetto, sempre previa accordo con il nostro team, è possibile visitare gli spazi di Confezioni Grazia, conoscere le persone che li abitano e assaggiare il Risotto alla Milanese della Nonna Giulia. Il periodo di ricerca deve essere accordato preventivamente: la sua durata può variare in base al progetto che si desidera realizzare e alle diverse esigenze dei partecipanti.
Al termine di questo periodo offriamo inoltre l’opportunità di allestire una mostra negli spazi messi a disposizione da Confezioni Grazia, incoraggiando gli artisti a trasporre materialmente la loro personale interpretazione del concetto di laboratorio. Una volta portato a termine il progetto, chiediamo agli artisti di lasciare un’opera all’interno dell’azienda. L’opera rimarrà esposta negli spazi di lavoro di Confezioni Grazia per un anno e successivamente conservata in archivio oppure, se l’artista lo richiede, verrà restituita.
Le nostre attività nascono con l’obiettivo di creare connessioni con interlocutori esterni del panorama italiano e internazionale.
Infatti, la nostra intenzione sin dall’inizio è stata quella di collaborare con i seguenti interlocutori: Gallerie, Aziende, Parrucchieri, Studi, Istituzioni, Stamperie, Comuni, Fondazioni, Associazioni, Musei, Residenze, Nonne, Artisti, Bagnini, Curatori, Professori, Meccanici, Pescatori, Ingegneri, Designers, Architetti, Scrittori, Muratori, Filosofi, Musicisti, Cuochi, Scultori, Fabbri, Calciatori, Saldatori, Casalinghi, Ballerini, Sarte, Compagnie Teatrali, Attori, Fotografi, Scuole, Ex operai Enel, Registi, Burattinai, Mamme, Serigrafi, Vinificatori, Psicologi, Postini, Elettricisti, Modelli, Commercianti, DJ, Giornalisti… La lista è in continuo aggiornamento.